I momenti concitati di una regata d’altura in condizioni dure come la Rolex Middle Sea Race (regata di 607 miglia che parte e arriva a Malta circumnavigando la Sicilia in senso anti orario, lasciando a sinistra Stromboli, Favignana, Pantelleria e Lampedusa) di quest’anno possono decidersi, nel bene o nel male, con episodi di pochi secondi. Lo sanno bene i ragazzi del Neo 400 Neo Zero di Paolo Semeraro che si sono trovati a gestire la più brutta delle emergenze possibili: l’uomo a mare durante un colpo di vento. Per farcelo raccontare abbiamo parlato con il protagonista di questa storia, il man over board, Nicola Cimbro Stedile, velista professionista e uomo Ubi Maior, fresco campione europeo Swan 42. Ma abbiamo sentito anche il punto di vista di chi era a bordo e ha partecipato alle manovre di recupero, Francesco Bertone, velista professionista attivo nel mondo dei monotipi e dell’altura e uomo Quantum Sails.

IL RACCONTO DI UN INCIDENTE A LIETO FINE

Prime luci dell’alba, il Neo Zero naviga 20 miglia a nord di Pantelleria con un vento tra i 30 nodi di base e punte oltre i 40, con onde intorno ai 4 metri di cui alcune incrociate, due mani di terzaroli alla randa e fiocco 3 a prua. La barca al lasco ha una velocità base intorno ai 15 nodi, con punte in planata oltre i 22. L’equipaggio sta tirando forte per cercare di recuperare un po’ di strada persa nella parte iniziale di regata, e ci sta riuscendo. Nicola Cimbro Stedile è il prodiere del Neo, e in quel momento, legato alla jack line (linea di sicurezza) e con giubbotto indossato, si reca a prua per mettere in chiaro una drizza. Essendo l’equipaggio organizzato in turni, Nicola non fa solo la prua ma in manovra si occupa di gestire la scotta randa.  In quel momento viene chiamata la strambata e Nicola corre verso poppa lungo la jack, si slega per alcuni secondi perché deve rientrare in pozzetto, raggiungere il winch randa sul bordo opposto e riagganciarsi all’altra linea di sicurezza.

Nicola Cimbro Stedile

Sono rientrato in pozzetto sganciandomi per pochi secondi dalla linea per raggiungere il winch sul lato opposto, sulla scotta che dovevo obbligatoriamente gestire per trovarmi nella giusta posizione, sopravvento, al cambio di mura. Navigavamo mure a sinistra, rientro ovviamente dal lato sopravvento, entro in pozzetto e mi dirigo al winch sottovento che dopo il cambio di mura sarebbe stato il nuovo sopravvento. Ma quello era il momento giusto per strambare per una pausa tra le onde e la manovra parte a grande velocità. Decidiamo di cambiare mure virando per potere gestire meglio le volanti con quel vento e quell’onda e manovrare più in sicurezza. Tutto avviene in pochissimi secondi, la barca va all’orza, cambia mura, lasco randa, afferro l’ombelicale per riagganciarmi e in quel momento sento qualcuno che grida “Questa è grossa”. Io non la vedo arrivare, so solo che è piombata a bordo una montagna, la barca viene letteralmente ribaltata e volo sottovento, sbatto violentemente contro le draglie passando attraverso, afferro la scotta randa in acqua ma non riesco a tenerla e in quel momento si gonfia il giubbotto e realizzo che questa volta tocca a me, sono ufficialmente l’uomo fuori bordo“.

Francesco Bertone

Momenti concitati, con il racconto di Nicola che si incrocia con quello di Francesco Bertone che guarda da bordo quello che sta succedendo: “Andavamo bene in andatura, velocità 15 nodi in media, picco massimo 22.7  ma era comunque molto delicato “guidare” la barca. Io finisco il mio turno al timone, è entrato al timone Paolo Semeraro e io sono andato a riposare un attimo, ho tolto la cerata ma ho tenuto gli stivali addosso. Ad un certo punto mi hanno chiamato per strambare, ho sentito che avevano urgenza allora son corso fuori in mutande, ma con stivali e ovviamente cintura. Abbiamo fatto la strambata virando. Eravamo in 6 in pozzetto: io e Luca Pierdomenico alle scotte, Nicola ‘Cimbro’ Stedile, Piero Riccetti e Manolis alle volanti, Paolo Semeraro al timone. Abbiamo completato la virata senza problemi, abbiamo poggiato, ci siam rimessi in poppa e in quel momento dietro di noi si è alzata un’onda gigantesca, enorme, mai vista così, che ha franto sopra di noi. Io l’ho vista bene e ho avuto tempo di pensare: questa ci ribalta. Ha preso la barca dandole un colpo come se fosse stata investita da delle pietre. La barca si è ribaltata e intraversata subito. Una massa d’acqua ci ha ricoperto. Io ero sottovento e legato, quindi stavo sottacqua. Quando ci siamo raddrizzati Cimbro non era più a bordo“.

Nicola in acqua vede la barca allontanarsi ma l’equipaggio reagire: “La sensazione terribile è realizzare lucidamente di essere in acqua, ma ho visto subito i ragazzi reagire, sentivo le loro voci. Ho visto l’AIS del giubbotto, collegato a quello della barca, lampeggiare e sapevo che in quel momento tutti gli allarmi di bordo stavano suonando. Ho sentito qualcuno da bordo gridare “Non lo vedo” e li è stata veramente dura, ma per fortuna sono riuscito a stabilire un contatto visivo con Luca Pierdomenico, che non mi ha perso di vista un attimo. Alzavo il braccio e lui faceva la stessa cosa. I ragazzi hanno avuto una reazione pazzesca, da manuale, ho visto che andavano subito al vento e ammainavano, portandosi sopravvento a me. In quegli istanti ti passa in mente di tutto, sarò stato in acqua 20 minuti ma sono sembrati un’infinità. Vedo la barca che si posiziona sopravvento e inizia a scarrocciare verso di me come è giusto che sia. Ma non è certo semplice controllarla in scarroccio e con quelle onde, arriva veloce verso di me, praticamente finisco sotto la carena ma con un colpo di reni e piedi riesco a riemergere in falchetta e in quel momento i ragazzi sono pronti con la cima e mi tirano su”. 

Il racconto da bordo lo prosegue ancora Francesco Bertone: “Cimbro è stato in vista un pò, ma comunque la barca anche con vele che sbattono fa tanta strada. Quando siamo riusciti ad ammainarle, Cimbro sarà stato a 200-300 metri, che sono davvero tantissimi. Io non lo vedevo, ma Luca Pierdomenico ha cercato di non perderlo mai d’occhio. Siamo riusciti a virare e iniziare a scarrocciare sulle altre mura. Praticamente gli siamo ritornati sopra scarrocciando. Cimbro ha anche nuotato per portarsi più vicino, arrivato sotto l’abbiamo preso, non semplice visto che con 40 nodi la barca scarroccia veloce e lo mette sotto, ma con una cima l’abbiamo tirato verso poppa e ripreso a bordo“. Nei momenti concitati successivi alla manovra Paolo Semeraro si è ferito alla testa colpito da una scotta e anche in questo frangente i ragazzi del Neo hanno reagito prontamente. Inviate le foto della ferita alla Croce Rossa internazionale che da supporto alla regata, decidono di ritirarsi per dare immediato soccorso al loro skipper che, lo precisiamo, sta bene. 

Nicola Stedile, un po’ ammaccato e dolorante può raccontarci questa storia a lieto fine, ma ci tiene a puntualizzare una cosa: “A bordo tutto era stato revisionato alla perfezione e le attrezzature di sicurezza preparate in maniera capillare, una regata come la Middle si affronta così, e in generale il mare si affronta così. Io avevo indossato il giubbotto correttamente, regolandolo bene sulle cosce e nonostante fossi vestito di tutto punto con cerata e stivali riuscivo a nuotare perché il giubbotto era indossato correttamente. Ma soprattutto le procedure per le emergenze come queste vanno studiate, non si può improvvisare, perché studiare le procedure e metterle in pratica come hanno fatto i ragazzi guidati da Paolo Semeraro ti salva la vita, l’improvvisazione no. In ultimo una parola per la barca, preparata ottimamente e ha retto alla grande. Il mare è bellissimo, ci da molto, a me da anche un lavoro, ma può anche toglierti tutto in un attimo, è una questione di frazioni di secondo, se quell’onda fosse arrivata due-tre secondi dopo io ero legato e non stavo qui a raccontare quest’esperienza. Farsi trovare preparati è tutto“.

La Rolex Middle Sea Race si avvia verso le battute finali, ancora presto per potere annunciare il vincitore della regata, che ricordiamo si assegna in tempo compensato al primo classificato in IRC overall, ma si segnala la grandissima regata del JPK 11.80 Courrier Recommande fortemente accreditato per la vittoria finale.

Mauro Giuffrè

Paura alla Middle! “Così sono finito in mare”. E così lo hanno recuperato